Leggo sul Corriere Fiorentino di qualche giorno fa la notizia che dopo soli 5 giorni dell’arrivo della nuova dirigenza ATAF (nella persona di Filippo Bonaccorsi) i sindacati hanno firmato l’accordo. Da notare che erano 2 anni che non riuscivano a trovare un accordo. Niente male.

Grazie a quest’accordo finalmente avremo gli autobus anche il giorno di Pasqua e il primo maggio! E verranno riorganizzati orari e linee per evitare le lunghe attese alla fermata.

E per quanto riguarda la buonuscita di Filippo Allegra? pare che l’accordo si chiuderà sui 250.000 euro.

Veniamo invece alle brutte notizie: è stato stoppato in consiglio comunale, da Tea Albini, l’ordine del giorno sui parcheggi gratuiti negli ospedali.

L’aveva promesso in campagna elettorale, ed è stato di parola: in 24 ore Matteo Renzi ha fatto fuori la dirigenza dell’ATAF, l’azienda di trasporti fiorentina.

Stamani la notizia era su tutti i giornali: Renzi ha ottenuto le dimissioni della Capezzuoli (ex sindaco di Impruneta) e ha convinto Filippo Allegra , giunto da Roma per la modica cifra di 250.000 euro l’anno, a rinunciare al suo posto.

Il nuovo presidente, Filippo Bonaccorsi, un avvocato di 40 anni, avrà uno stipendio “olivettiano”, che sia al massimo 10 volte quello di un dipendente ATAF (in media 17.000 € l’anno).

Non male!

Certo il problema Ataf rimane, ora c’è da trattare con i lavoratori che hanno scioperato pesantemente negli ultimi tempi, ma aver rimosso uno dei motivi di maggior malcontento in azienda è sicuramente una mossa positiva (oltre ad aver ridotto i costi dell’azienda eliminando il signor stipendio dell’ex presidente).

Bravo Matteo continua così…
Ah in questa “manovra” è stato aiutato dal neo assessore Falchetti, ex AD di Dada….

Giovedì 28 maggio dovevo partire per Milano e penso come arrivo alla stazione?
Becco infatti lo sciopero ATAF. Fantastico, due volte nell’ultimo mese che devo partire, e due volte che becco lo sciopero (come il giorno prima del ponte del 1 maggio), ma stavolta sono fortunata (o forse prevenuta) e decido di farmi accompagnare in auto fino al limitare della ZTL (visto che l’altra volta nessuno aveva avvisato che lo sciopero c’era anche la mattina e dopo 40 minuti alla fermata ho chiamato un taxi…).

Insomma mi faccio lasciare al limitare della ZTL in Borgo Ognissanti andando a piedi visto che sono giovane e forte. Perchè scendo lì? perchè la via di accesso per arrivare alla Stazione principale di Firenze è soltanto una: passare da via Santa Caterina d’Alessandria, poi via Nazionale. Con il risultato che tutti passano di lì per avvicinarsi il più possibile al centro: furgoni, pulman, persone che vanno a San Lorenzo e chi va giustamente ad accompagnare e riprendere persone alla stazione. Insomma la coda spesso è talmente lunga che arriva fino a metà di viale Spartaco Lavagnini. Ci vuole quella mezz’oretta abbondante per percorrere poco più di un km.
Mi domando se la logica “fai passare tutti da un unico accesso” sia quella premiante. Io continuo a pensare che far defluire il traffico su più direzioni permetterebbe di alleggerire i congestionamenti (un po’ l’opposto della logica perversa degli ultimi anni, ovvero “tutto il traffico sui viali”! e guai a creare alternative sia che tu vada a Gavinana o che tu vada a Rifredi).
parcheggio stazioneChe poi… uno arriva alla stazione e lì si arrangia, perchè NON è previsto uno spazio di scarico/carico passeggeri. O metti l’auto nel parcheggio a pagamento (2 euro l’ora o frazione, quindi considerando i ritardi di trenitalia, spendi sicuramente 4 euro) oppure ti incastri fra gli autobus e le macchine della polizia sotto la pensilina litigando con tutti e rischiando la multa per le 4 frecce. Oggi paradossalmente era l’unica area deserta (troppe multe?). Mi domando se questa sia la civiltà e l’accoglienza di una delle città a maggior flusso turistico del mondo.
E mi domando sempre: ma se anzichè essere una giovane ragazza in salute, io fossi un’anziana signora con problemi a camminare, come potrei mai prendere un treno a Firenze?
Non mi dite il parcheggio, perchè l’ascensore, quando funziona, è usato come urinatoio ed è impraticabile. E farsi 4 piani a piedi con il trolley non è il massimo.

Comunque giovedì me la sono fatta a piedi guardando con compassione i turisti alle fermate ignari della loro lunga attesa.

Oggi (sabato 30 maggio) sono tornata a Firenze da Milano. Arrivo a S.M. Novella (ore 14.15) e anzichè farmi venire a prendere in una zona non precisata di Borgo Ognissanti penso “proviamo a prendere l’autobus per arrivare al Galluzzo“. Proviamo a cambiare abitudine. Cerco informazioni su dove sia ora il capolinea del 37 (negli anni ha girato tutti i lati della stazione) e scopro che si trova in Piazza Unità. Altro problema per i volenterosi del mezzo pubblico: non avere mai la certezza di dove si sale e dove si scende dall’autobus.
Per farvela breve: fra attesa e cambio (mi illudo che prendendo l’11 forse faccio prima) ci metto un’ora ad arrivare al Galluzzo (ore 15.15). Se fossero venuti a prendermi in auto, di sabato estivo del ponte del 2 giugno, all’ora di pranzo, ci avrei messo meno della metà del tempo.

autobus firenzeUn’ultima osservazione sugli autobus di Firenze. Io ho girato diverse città europee e non. Ma trovo che gli autobus di ultima generazione siano fra i meno ergonomici e con più sprechi di spazi interni, oltre che quelli con maggiori barriere per chi ha problemi di mobilità (non dico un disabile, ma banalmente un anziano o una mamma con bambino o se hai una carrozzina, un trolley, un bagaglio). Qualcuno mi sa spiegare la ragione di avere quei grossi scalini interni per arrivare ai sedili? e la divisione a 4? che fa sì che spesso il posto vicino al finestrino sia non raggiungibile facilmente se quello esterno è già occupato? già che i posti a sedere sono pochi… se poi li sfruttiamo male. Inoltre si crea un corridoio interno all’autobus così stretto che basta 1 persona a creare un blocco. Farsi tutto il tragitto in bilico con la valigia e la gente che vuole passare non è il massimo del divertimento, forse è meno stressante stare in auto in coda sui viali. Chissà…
Trovo che fossero meglio i vecchi autobus con i seggiolini in parallelo ai finestrini. Infine: perchè non dotare il posto vicino all’obliteratrice di un seggiolino doppio, diciamo di 1 posto e mezzo, così che possano sedersi insieme almeno mamma e figlio, oppure 2 amiche, oppure una coppia? Attualmente si potrebbe sedere solo una persona, ma spesso l’altra si siede sul ripiano!

Se paragono il nostro autobus alla metro che ho usato a Milano: rapida e senza barriere architettoniche, Firenze perde alla grande. A Milano tutti usano la metro: persone che vanno al lavoro, amiche che fanno shopping, famiglie che vanno a fare compere. Non è un mezzo usato soltanto da anziani, studenti, turisti ed extracomunitari come da noi.

Se mi chiedete perchè il fiorentino medio accetta ore di code in auto e stress da parcheggio piuttosto che prendere un autobus, posso ipotizzare qualche risposta.

A fine articolo mi viene in mente un altro dettaglio da raccontare. Vuoi per il ritardo accumulato, vuoi per il camion della monnezza davanti a noi, il nostro autista si rende conto che è tardi e decide di correre un po’ troppo… morale: ogni volta che c’è una fermata inchioda di botto con il risultato che per tutti noi in piedi non sia propriamente comodo ed agevole il viaggio (o casco in terra o mi slogo il polso ancorato a una barra). Inoltre per far prima tende ad aprire solo le portiere di discesa passeggeri quando non vede persone alle fermate, con il risultato che non accorgendosi di una turista al ponte alla Carraia, tira a diritto, con lei che sbraita e muove le braccia invano. Non trovo neppure la forza di dire niente lungo il corridoio ingolfato di persone.

Ci sono troppe auto a Firenze, lo sappiamo: 200.000 auto (e 80.000 posti auto!).

autobus deserto di notte a FirenzePer diminuire questo numero spropositato di veicoli in circolazione non possiamo però pensare di riuscirci con logiche punitive che hanno solo l’effetto di creare rabbia e frustrazione, da parte di chi spesso usa questo mezzo di trasporto per lavoro.
Primo passo è spingere sul trasporto pubblico.
Il che significa migliorarlo, far sì che chi sale sul tram abbia il biglietto, rendere più sicuro per le donne la sera poter usare l’autobus, evitare che uno sciopero paralizzi una città intera come successo prima del ponte del 1 maggio (io rispetto i diritti dei lavoratori a scioperare, ma esigo corretta informazione). Migliorando i tempi e le prestazioni: se per andare con l’autobus da un punto all’altro di Firenze ci metto 45 minuti, e con l’auto 1 ora, non è competitivo, i cittadini continueranno a preferire il mezzo privato.

Ma significa anche ridurre il numero di aziende alla mobilità (ben 4!) a una. Riorganizzare, essere strategici.
Anche perchè il costo dell’ATAF è pagato al 75% dai cittadini, anche se non lo utilizzano ( i biglietti coprono soltanto il 25% dei costi).

Secondo passo spingere sulle bici. Vogliamo un bike sharing sul modello del Velib francese: io prendo e mollo la bici liberamente per la città, pagando niente o poco. Vogliamo piste ciclabili accettabili e non lasciate all’abbandono o all’anarchia.
E visto che ci siamo anche un car sharing economico, facile, diffuso.

Terzo passo: spingere i veicoli elettrici, non inquinanti. Non imporre regolamenti assurdi (il casco obbligatorio per le macchinine?) e fare agevolazioni fiscali per chi vuole comprarli, magari in accordo con i comuni limitrofi, dai quali appunto arrivano i pendolari.

Infine: facciamo dei parcheggi scambiatori degni di questo nome, nei luoghi dove ha senso farli. Facciamo accordi per i quali i pendolari lavoratori non debbano lasciare metà stipendio fra autobus+parcheggio, ma possano avere l’uno complementare all’altro. Se io pago il parcheggio, non pago l’autobus o viceversa.