Ci sono troppe auto a Firenze, lo sappiamo: 200.000 auto (e 80.000 posti auto!).

autobus deserto di notte a FirenzePer diminuire questo numero spropositato di veicoli in circolazione non possiamo però pensare di riuscirci con logiche punitive che hanno solo l’effetto di creare rabbia e frustrazione, da parte di chi spesso usa questo mezzo di trasporto per lavoro.
Primo passo è spingere sul trasporto pubblico.
Il che significa migliorarlo, far sì che chi sale sul tram abbia il biglietto, rendere più sicuro per le donne la sera poter usare l’autobus, evitare che uno sciopero paralizzi una città intera come successo prima del ponte del 1 maggio (io rispetto i diritti dei lavoratori a scioperare, ma esigo corretta informazione). Migliorando i tempi e le prestazioni: se per andare con l’autobus da un punto all’altro di Firenze ci metto 45 minuti, e con l’auto 1 ora, non è competitivo, i cittadini continueranno a preferire il mezzo privato.

Ma significa anche ridurre il numero di aziende alla mobilità (ben 4!) a una. Riorganizzare, essere strategici.
Anche perchè il costo dell’ATAF è pagato al 75% dai cittadini, anche se non lo utilizzano ( i biglietti coprono soltanto il 25% dei costi).

Secondo passo spingere sulle bici. Vogliamo un bike sharing sul modello del Velib francese: io prendo e mollo la bici liberamente per la città, pagando niente o poco. Vogliamo piste ciclabili accettabili e non lasciate all’abbandono o all’anarchia.
E visto che ci siamo anche un car sharing economico, facile, diffuso.

Terzo passo: spingere i veicoli elettrici, non inquinanti. Non imporre regolamenti assurdi (il casco obbligatorio per le macchinine?) e fare agevolazioni fiscali per chi vuole comprarli, magari in accordo con i comuni limitrofi, dai quali appunto arrivano i pendolari.

Infine: facciamo dei parcheggi scambiatori degni di questo nome, nei luoghi dove ha senso farli. Facciamo accordi per i quali i pendolari lavoratori non debbano lasciare metà stipendio fra autobus+parcheggio, ma possano avere l’uno complementare all’altro. Se io pago il parcheggio, non pago l’autobus o viceversa.