turismo


Ieri ero a pranzo da un’amica che ha una bambina di 5 mesi. Aveva – da una parte – un aspetto raggiante, quale è giusto che sia quello di una neo mamma, dall’altra era devastata dalla stanchezza.

mamme che lavoranoVorrebbe mettere la bambina in un nido ma per le graduatorie attuali se puoi “permetterti” di non avere un posto fisso (lei non è assunta ma fa collaborazioni in qua e in là) significa che puoi stare a casa e non hai bisogno dell’asilo, come se lavorare fosse uno sport e non una necessità. Mi raccontava di criteri per assegnare i posti abbastanza obsoleti (orfani di guerra?), che non tengono conto delle problematiche delle giovani coppie, nelle quali spesso domina la precarietà lavorativa.

E poi mi ha sensibilizzato su questioni che riguardano le mamme che lavorano: piccoli accorgimenti che potrebbero aiutare le giovani famiglie, per evitare che una donna che non ha il “paracadute” formato da nonni, zie, amiche, debba arrivare a rinunciare al lavoro. Spesso c’è l’equivoco di pensare che una mamma che affermi il suo diritto di lavorare sia vista come una donna che voglia fare carriera, magari a discapito della famiglia, quando la realtà è che spesso le donne devono lavorare perchè in un nucleo familiare odierno servono tutti e 2 stipendi.

La mia amica si lamentava dell’assenza di fasciatoi in molti luoghi pubblici, di come si potrebbero aiutare le mamme lavoratrici con delle nursery aziendali, e di come sia difficoltoso muoversi quando hai una carrozzina (parcheggiare distante quando hai un bambino può essere davvero problematico, prendere un autobus follia, passare sui marciapiedi invasi di biciclette legate ai pali o da altri impedimenti, decisamente offlimits).

Alla fine mi ha salutato dicendomi: Elena tu sei una donna, giovane, un giorno magari mamma, se non ci pensi tu a noi, chi lo deve fare? Da chi ci possiamo sentire tutelate?

Io penso sempre di più che Firenze vada cambiata partendo dalle piccole cose…

Firenze, lo sappiamo, campa sul turismo: non soltanto gli albergatori, i commercianti e i ristoratori; ma anche tutti i fornitori, chi lavora nei servizi, nei trasporti, ecc.

Eppure il soggiorno medio del turista è in calo: se primail turista si fermava a Firenze diversi giorni, ora tende a restare 1,2 giorni. Prezzi troppo cari? incapacità di offrire (e comunicare) eventi interessanti per la sua permanenza che esulino i musei e la gastronomia? Peggioramento della città che scoraggia a restare? (sporcizia? sicurezza? abusivismo?).

Oltre a questo, noto – per deformazione professionale – una carenza dal punto di vista della comunicazione di molte cose belle che abbiamo (che infatti mi ha portato 3 anni fa ad aprire un blog per segnalare quanti piccoli tesori nascondiamo).
Se è vero che gli stranieri cercano su Google informazioni sull’Italia e poi vanno in Spagna perchè non trovano sufficienti informazioni sul web (giuro, ho visto i grafici di Google alla recente BTO), la stessa obiezione potrei sollevarla per tutti quei siti di eventi, musei, monumenti, ristoranti che non prevedono neppure la lingua inglese! ( o sono aggiornati al 1996).

Ma non esuliamo dal discorso principale: per portare turisti a Firenze e farli restare, e magari tornare (perchè tutti vanno a Parigi più volte nella vita e a Firenze solo una volta?), servono da una parte iniziative ed eventi, dall’altra una promozione adeguata. Perchè oggi la competizione non è con Roma o Venezia, ma con tutto il mondo.

Ne parlero’ ancora in altri post (altrimenti questo diventa troppo lungo!), ma è un tema che merita molta attenzione.